100 battiti – L’esordio letterario del Cardiochirurgo Gianluca Santise
Dr. Domenico Mammone – Direttore Scientifico Salute+
“Io non dormo invece, non dormo mai, veglio, veglio di giorno, di notte, al buio, alla luce, nel silenzio della camera da letto, nell’assordante rumore di fondo della città, sempre; è la mia natura, come un guardiano attento, non mi stanco mai…” Il sempre attuale e difficile tema del trapianto di cuore, con tutte le problematiche connesse, è al centro del primo romanzo “Cento battiti” del giovane Cardiochirurgo Gianluca Santise.
Cosa accade quanto un cuore viene trapiantato, quando abbandonando una vita ne alimenta un’altra, con una nuova linfa vitale? Cosa resta di chi con un gesto d’amore dona la vita, cosa resta dei suoi pensieri, delle sue passioni? “Cento battiti”, ambientato a Londra, narra la storia di Joey Diamond, un giovane broker londinese che muore in seguito ad un incidente stradale, accaduto di notte, dopo aver condotto una vita sregolata.
Dietro ogni pagina di un libro è nascosto un insegnamento, la magia di un libro è proprio quella di regalare sensazioni ed emozioni. La prima sensazione ed emozione che colpisce il lettore di “100 battiti” è la capacità dell’autore di trattare con estrema sensibilità l’argomento, il modo con cui l’autore esplora una via differente, alternativa, da quella che gli compete come tecnico, come chirurgo, nella trattazione della storia di un trapianto di un cuore. Gianluca Santise raccontando di un cuore narrante, di un cuore trapiantato che riceve ed esprime le emozioni ed i sentimenti propri della nuova persona che lo ospita, racconta di un cuore che va oltre la sua funzione di pompa meccanica, scandaglia un terreno diverso, un campo in cui al cuore viene attribuita una funzione espressiva e nello stesso tempo comunicativa.
Dunque un cuore sede dell’anima, del sentimento e delle emozioni. Una immagine simbolica del cuore, sede non solo delle più intime percezioni, ma anche della spiritualità. Il giovane broker londinese di successo Joey, muore, a seguito di un incidente stradale, e il suo cuore viene trapiantato nel corpo di Bill, malato terminale, uomo onesto e legato alla famiglia. Cosà succede al cuore di Joey? Il suo cuore nel rivivere in Bill subisce un processo di metamorfosi che dal buio porta alla Luce. Il cuore di Joey, in Bill, comincia ad avere nuove emozioni, mai vissute prima, comincia ad apprezzare gesti semplici, quotidiani; il ritrovarsi attorno ad una tavola, la vicinanza e l’affetto della famiglia, la “ forza”, e l’energia positiva di Emma, moglie di Bill, i profumi ed i colori del suo giardino. Tutto assume un aspetto diverso che permette a Joey, o meglio al suo cuore, di conoscere una realtà fino ad allora sconosciuta.
Una dimensione, un confine, per il nostro “cuore” mai oltrepassato, che liberato da ogni vincolo materiale, si immerge in un mondo più puro, più spirituale. Allora viene da pensare a quel concetto di morte che non è solo fine, ma anche nuovo inizio. Al quel concetto di morte che più si confà al termine “trapasso”, la cui etimologia significa “andare oltre”, “andare al di là”, il che fa pensare al superamento di un limite, quindi ad un nuovo inizio e non, come abitualmente crediamo, alla fine di qualcosa.
Una morte “poetica” e “iniziatrice” di una nuova esistenza. Una nuova Vita per il cuore di Joey ma anche una nuova opportunità di vita per Bill. Ad un certo punto Bill viene pervaso dal desiderio di conoscere chi era il suo donatore, di sapere qualcosa della persona che gli ha offerto la possibilità di aprire gli occhi e di poter ancora ammirare una nuova alba e un nuovo tramonto. In questo concetto, in questa necessità, si apre una dimensione antropologica che da sempre pervade il dibattito della donazione. Nella necessità di Bill di conoscere chi era il suo donatore si coglie l’impatto emotivo che certe tipologie di organi trapiantati possono suscitare nel soggetto; e il trapianto di cuore rappresenta forse il più significativo di questi aspetti. Nonostante sia noto a tutti che il cuore non è altro che una pompa muscolare, quest’organo è da sempre simbolicamente rappresentato come sede delle emozioni, dell’amore, del coraggio. Ricevere un organo così intriso di aspetti simbolici e universalmente condivisi, può provocare nel ricevente profonde alterazioni del corredo simbolico e del modo di rappresentarsi. Considerare l’espianto e il trapianto di un organo come il cuore significa entrare nella zona misteriosa dell’intreccio continuo che c’è fra la vita e la morte. Una scrittura elegante, delicata e incisiva quella dell’autore Gianluca Santise, che affronta un tema difficile e attuale. Solo un medico empatico, che ha sviluppato caratteristiche eminentemente umane, come la capacità di darsi, la disponibilità, la capacità di comprendere, che non considera la prassi medica semplicemente come aspetto tecnico applicativo di una scienza, poteva scrivere un’opera come 100 battiti.
L’autore: Gianluca Santise nasce a Napoli nel 1975 da padre catanzarese, e si laurea nella città natale in Medicina, specializzandosi subito dopo in Cardiochirurgia. Il Dr. Santise si specializza in trapianti di cuore e polmoni a Londra, al Royal Brompton and Harefield Hospital. Nel 2005 rientra in Italia, a Palermo, per continuare l’attività di trapianto. Dal 2014 esercita presso la Cardiochirurgia del S. Anna Hospital di Catanzaro.







