Scoliosi: quando la schiena racconta la crescita
Dalla postura alla deformità, intervista al prof. Bernardo Misaggi
Ci sono segnali che spesso passano inosservati: una spalla leggermente più alta, un fianco che “scende”, un dorso che non sembra perfettamente simmetrico. E poi lo sguardo dei genitori che si ferma lì, su quel dettaglio che stona.
Parte molto spesso così la diagnosi di una scoliosi, una deformità tridimensionale della colonna vertebrale che riguarda la struttura, la crescita e l’equilibrio del corpo. Non un problema estetico, insomma, anche se l’impatto sull’immagine corporea può essere evidente.
A ricordarlo è il dottor Bernardo Misaggi, tra i più noti chirurghi vertebrali italiani, responsabile dell’ambulatorio di Chirurgia Vertebrale della Med Center di Satriano, con oltre 3.000 interventi eseguiti, già presidente della società italiana di chirurgia vertebrale e del gruppo italiano scoliosi (SICV&GIS) e oggi alla guida della UOC di Ortopedia Vertebrale dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini-CTO.
«La scoliosi non va mai confusa con un difetto estetico – spiega Misaggi – è una condizione funzionale della colonna che, se trascurata, può evolvere».
Postura o deformità? È questa la domanda che fa la differenza e la distinzione, in realtà, è fondamentale. Perché non tutto ciò che appare “storto” è una deformità strutturale.
«Molti ragazzi hanno semplicemente un atteggiamento posturale non corretto – spiega il medico – e in questi casi la colonna è flessibile e correggibile. Il modo più semplice per iniziare a capire è osservare il bambino mentre si piega in avanti: se compare il cosiddetto gibbo, allora siamo di fronte a una possibile scoliosi. Se invece l’asimmetria scompare, parliamo più spesso di postura. Un segno piccolo, ma decisivo. Un tempo erano gli screening scolastici a intercettare precocemente queste condizioni. Oggi, invece, il primo sguardo è quello dei genitori. Di fatto – continua Misaggi – lo screening oggi lo fanno le mamme e questo rende la loro attenzione ancora più importante, perché la diagnosi precoce cambia completamente il destino della scoliosi».
Quando la deformità viene riconosciuta all’inizio le possibilità sono molto più conservative e bastano esercizi di ginnastica posturale mirata, rieducazione della colonna, controlli periodici specialistici. Nei casi intermedi, quando la curva inizia a strutturarsi, entra in gioco il corsetto ortopedico, uno strumento fondamentale per guidare la crescita.
Nei casi più gravi, con deformità evidenti e progressiva evoluzione, si arriva alla chirurgia vertebrale. Ma anche qui, la medicina ha fatto passi enormi.
«Negli anni ’30 si interveniva con sistemi molto semplici, con barre rigide che correggevano la cosiddetta ‘S italica’ – continua il medico – oggi invece utilizziamo sistemi molto più sofisticati, con molteplici punti di fissaggio lungo la colonna che permettono una correzione tridimensionale più armonica e precisa. Il risultato è una colonna più equilibrata, stabile e funzionale e anche un miglioramento estetico evidente, soprattutto nei pazienti giovani. Ma questo non cambia la natura dell’intervento. L’obiettivo è funzionale: corregge la deformità, migliora la biomeccanica della colonna e previene complicanze future. Il beneficio estetico può esserci, ed è importante per i ragazzi, ma resta una conseguenza, non il fine».
La scoliosi insomma cresce in silenzio. E proprio per questo la prevenzione non può permettersi distrazioni.







