#Natura e Territorio

“Digital farming”: coltivare a distanza e ricevere a casa i prodotti tipici della terra

Intervista a Paolo Galloso Founder di “Coltivatori di Emozioni”

PAOLO GALLOSO è laureato in Economia dei Mercati e delle Istituzioni Finanziarie; dal 2008 è tutor per il corso di Microeconomia presso l’Università “Luigi Bocconi” di Milano e direttore dell’Ufficio Studi di ANIMA, la Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica. La conoscenza approfondita del sistema di piccole e medie imprese italiano, l’amore per la terra e le sue tradizioni, la passione per l’agricoltura, lo hanno portato ad essere il titolare della Tenuta San Nicola, a Novoli (LE), dove produce vino e olio, spingendolo, nel 2016, a dar vita al progetto “Coltivatori di Emozioni”.

Paolo, cosa rappresenta “Coltivatori di Emozioni”?
“Si tratta di una piattaforma di digital farming che consente di coltivare a distanza e ricevere direttamente a casa i prodotti tipici della terra. È la dimostrazione che, attraverso la tecnologia, è possibile innovare l’agricoltura, promuovere il recupero e la valorizzazione dei terreni incolti, tutelare l’ambiente e creare nuove opportunità di lavoro per i giovani, i disoccupati e gli emarginati”.

Come nasce l’idea di “Coltivatori di Emozioni”?
Nasce da un percorso iniziato per amore della natura e del nostro Paese. Una crescente passione per la valorizzazione dei nostri territori, delle tradizioni e delle piccole e medie imprese italiane che rappresentano la vera forza economica del nostro Paese. Sostenere la microeconomia e tutelare l’ambiente oggi significa sostenere l’economia di questo Paese”.

Quale è lo scopo di questa iniziativa?
“Lo scopo di ‘Coltivatori di emozioni’ è quello di avvicinare il consumatore alla natura ed alle attività agricole, rendendolo partecipe del ciclo biologico e dandogli la possibilità di gustare un prodotto sano e genuino, ottenuto attraverso coltivazioni che non utilizzano prodotti chimici dannosi”.

Come funziona “Coltivatori di Emozioni”?
Si tratta di un progetto che coinvolge più attori, perché solo mettendo insieme produttori, amministrazioni comunali, associazioni, aziende sponsor, utenti ed istituzioni scolastiche, è possibile dar vita a progetti che abbiano una valenza per lo sviluppo socio-economico del nostro territorio. Partecipare all’iniziativa è semplice: basta andare sul sito – ben fatto e ricco di informazioni – e scegliere l’azienda o la tradizione che si vuole salvaguardare, acquistandone i prodotti oppure donando ore di lavoro, sostenendo così una piccola realtà, valorizzando la biodiversità ed i borghi rurali”.

Com’è cresciuta nel corso del tempo l’iniziativa?
“Ad oggi, contiamo su una rete di più di 70 piccoli produttori in tutte le regioni italiane, in quanto ‘Coltivatori di Emozioni’ propone pacchetti per adottare i produttori ed i loro progetti, dal singolo contributo alla possibilità di ricevere in cambio i prodotti del territorio fino a quella, in determinati periodi dell’anno, di andare sul campo a vivere direttamente l’esperienza. Se si decide di sostenere un olivicoltore della Puglia o della Sicilia, sarà possibile andare a conoscerlo di persona, ad esempio, partecipando alla vendemmia. Quanto alle aziende, la proposta comprende tre macroaree: la regalistica per occasioni specifiche, come ad esempio le festività natalizie, la possibilità di fare attività di welfare o per il team building sul campo, nonché i progetti di corporate social responsibility, per intervenire su un territorio con progetti ad hoc”.

Dr. Galloso, lei è stato insignito del premio “Green Pride 2018” per aver fondato la “prima piattaforma di digital farming italiana” e per aver ideato un nuovo ciclo produttivo responsabile a sostegno dell’ambiente e delle microeconomie locali.
“Sono molto orgoglioso di aver ricevuto il “Green Pride” del 2018 che è stato istituito per valorizzare le best practice di green economy in Italia, sostenendo le realtà che danno un contributo concreto per uscire dalla crisi del vecchio modello economico, basato sui combustibili fossili, nonché per creare nuova occupazione e green jobs, una migliore qualità della vita in armonia con l’ambiente naturale e per affermare un nuovo modello basato sul binomio innovazione – sostenibilità”.

Come scegliete le attività ed i progetti da proporre sul vostro catalogo?
“Siamo partiti da alcuni produttori in Puglia, dov’è nato il progetto e dove ho un’azienda agricola, la Tenuta San Nicola, situata a Novoli a pochi chilometri da Lecce. Poi abbiamo gradualmente ampliato il nostro raggio d’azione, fino a coprire tutta Italia. Le aziende vengono scelte in base alla grandezza, quindi, deve trattarsi di realtà ‘micro’, quasi sempre a gestione familiare, caratterizzate dal proporre una tradizione rappresentativa del territorio. Soltanto per fare qualche esempio, parliamo di produttori del peperone di Pontecorvo Dop (nel frusinate) o dello zafferano di Navelli in Abruzzo (vicino a L’Aquila), nonché della fagiolina del Lago Trasimeno, in Umbria”.

Quali sono i progetti in cantiere per il prossimo futuro?
“Ci piacerebbe continuare nella collaborazione con l’associazione ‘I borghi più belli d’Italia’, lanciata qualche anno addietro che apre una finestra anche sulla sfera turistica. Vogliamo rafforzare questa partnership con nuove iniziative, mentre, abbiamo in cantiere nuovi progetti di welfare”.

Valorizzare i borghi del Belpaese, da nord a sud, per sostenere i piccoli produttori e le antiche tradizioni agroalimentari. Con questo obiettivo, “Coltivatori di Emozioni”, piattaforma di Social Farming (che sostiene e supporta le PMI dell’agro-alimentare) e l’associazione “I Borghi più belli d’Italia” hanno creato una partnership. Grazie a questa collaborazione, è nata un’iniziativa che punta a valorizzare i meravigliosi borghi italiani, portando in tavola prodotti di qualità, frutto di un’agricoltura sana e sostenibile che rispetta i cicli naturali e la salute dell’ambiente e del consumatore. Si tratta di un tour che ha avuto inizio nel 2018, insieme allo chef Simone Rugiati ed Enit (Agenzia Nazionale del Turismo), il quale incentiva, oggi più che mai, quelle piccole realtà che anche a causa della pandemia stanno risentendo della crisi. S’innesca, così, una rete sostenibile formata da utenti, aziende sponsor, produttori agricoli, associazioni, enti di formazione, istituti scolastici e pubblica amministrazione che, a vario titolo, s’impegnano per il rilancio e lo sviluppo economico del territorio in un’epoca difficile e che ha visto tanti giovani mettersi in gioco, alcuni dei quali anche laureati, nel rilancio dell’agricoltura. Dalla piattaforma di “Coltivatori di Emozioni”, inoltre, è possibile selezionare il produttore ed il borgo che si vuole sostenere, nonché ricevere in cambio prodotti tipici di quella zona: dalla fagiolina del Trasimeno di Castiglione dal lago, al farro di Abbateggio, passando per il giglietto prenestino di Castel San Pietro, ai vini di Sambuca di Sicilia. Non finisce qui: ogni adozione, infatti, genererà un buono-lavoro da un’ora, interamente destinato al produttore adottato, il quale potrà usarlo per le varie attività lavorative (semina, vendemmia, raccolta, lavorazione ecc.), dando occupazione ai giovani che risiedono nel borgo ed inserendoli, così, nel tessuto produttivo del territorio. Un “certificato d’adozione” sarà recapitato al cliente. Un’adozione simbolica per un gesto concreto, un finanziamento agli agricoltori custodi delle tradizioni agricole, con l’obiettivo di recuperare zone a rischio d’abbandono e rilanciare i rituali in via d’estinzione, valorizzando le realtà rurali.