Fertilità e ormoni: quando il sistema endocrino decide il futuro
L’infertilità non è mai un problema semplice. Non riguarda solo età o stile di vita, ma spesso ha radici profonde e invisibili: l’equilibrio endocrino. Gli ormoni, quei messaggeri chimici che orchestrano ogni funzione del corpo, giocano un ruolo cruciale nella capacità di concepire. Ecco perché conoscere il ruolo del sistema endocrino significa intervenire con precisione, tra ormoni, corpo e mente in un approccio multidisciplinare spesso sottovalutato, che può fare la differenza tra speranza e frustrazione. A spiegarlo è il professor Enrico Pucci docente universitario e endocronologo clinico all’Università di Pisa che incontriamo all’interno del suo ambulatorio nel presidio polispecialistico Med Center di Satriano Marina.
<<Il legame tra endocrinologia e infertilità esiste- spiega il professore- riguarda l’uomo tanto quanto la donna e ha radici molto semplici>>.
Comprendere questo legame significa guardare oltre i sintomi apparenti e analizzare con precisione il funzionamento del sistema endocrino. Negli uomini, l’indicatore più evidente è l’alterazione del liquido seminale, che può essere influenzata da disturbi endocrini o da forme genetiche di endocrinopatie. <<Ci sono alcune forme di endocrinopatie di tipo genetico che hanno un’infertilità collegata e altre che dissociano un altissimo profilo funzionale dell’uomo: può avere una funzione gonadica normale ma un liquido seminale alterato- precisa il professore- anche uomini apparentemente in perfetta salute possono nascondere problemi significativi che solo un’attenta analisi può rivelare. Nelle donne, i segnali sono più visibili e spesso più immediati: un ciclo irregolare, troppo lungo o assente, indica la necessità di approfondimenti. L’ecografia pelvica consente di valutare la struttura ovarica e la presenza di follicoli maturi, mentre la misurazione del progesterone in fase luteinica, intorno alla ventiduesima giornata del ciclo, permette di verificare se l’ovulazione avviene regolarmente. Se gli esami di base evidenziano anomalie, si procede con test più approfonditi per definire la natura del disturbo e le possibili terapie>>. Perché i problemi in alcuni casi possono essere corretti <<con terapie sostitutive- prosegue il prof. Pucci-inducendo l’ovulazione nella donna e migliorando la spermatogenesi nell’uomo. In presenza di eiaculazione retrograda, atrofia testicolare o alterata funzionalità della spermatogenesi, la correzione può essere impossibile. La valutazione della coppia è quindi fondamentale. L’uomo viene studiato per primo con tre esami del sangue e la valutazione del liquido seminale, mentre la donna richiede un approccio più complesso: il ciclo mestruale può alterarsi per motivi non strettamente endocrini, ma che comunque influenzano il sistema ormonale. La donna è più sensibile a sbalzi emotivi – conclude il professore – e il quadro dell’infertilità può essere risolto anche affrontando il quadro psicologico>>. Un approccio integrato, insomma, che può fare la differenza tra un sogno rimandato e una possibilità concreta di genitorialità.






