Salute e sanità sono indivisibili
a cura di Pietro Melia
Alzi la mano chi di noi non tenga alla salute. Per tutti è il bene più prezioso. Finchè non avvertiamo sintomi di malessere la vita scorre liscia e senza problemi. E per questo trascuriamo la prevenzione, fondamentale, invece, anche in un organismo sano. Con questo spirito, e ponendosi obiettivi chiari, nasce la rivista nelle vostre mani e per questo, quando mi hanno proposto di dirigerla (e l’amico Mimmo Mammone ha impiegato poco per convincermi…), ho accettato molto volentieri di dare una mano, offrendo la mia collaborazione e mettendoci la firma e la faccia.
Mi piacciono le sfide, e questa lo è, anche se in un ambito sfiorato di striscio dal mio raggio d’azione professionale, ma che merita approfondimento. Sfogliando le pagine di Salute+ vi accorgerete che qui siamo nel campo delle Eccellenze. E sappiamo perfettamente di quante “eccellenze” abbia bisogno la Calabria per tentare non dico di superare ma almeno di allinearsi alle altre regioni italiane. Se parliamo di salute non possiamo non parlare di sanità, due temi connessi e inscindibili. Per una buona salute (al di là delle attività fisiche e sportive, parte essenziale nell’impegno di chi edita Salute+) occorre indubbiamente una buona sanità. Ma qui da noi, sul punto, siamo purtroppo messi male.
Ad una discreta sanità privata – da cui provengono le “eccellenze” che troverete nel giornale – si contrappone una sanità pubblica disastrata, palla di piombo al piede della regione. gli sprechi sono all’ordine del giorno, la corruzione dilaga, le infiltrazioni della criminalità organizzata hanno portato – caso unico nel Paese – allo scioglimento di due Asp (Locri per prima, Reggio dopo) e senza che nessuno riesca a mettere un freno. Ogni anno la cosiddetta “emigrazione sanitaria” costa ai calabresi milioni di euro, un fiume di denaro che lascia la Calabria e va ad arricchire altre regioni, in prevalenza del nord.
Perché da noi, pur in presenza di professionalità di prim’ordine (costrette però a combattere, in assenza di strumenti idonei, una battaglia a mani nude…), la gente non si fida, l’utente, l’ammalato, chi insomma ha bisogno di diagnosi e cure scappa altrove. Eppure, da nove anni siamo “commissariati”: i governi precedenti e questo attuale (che con un decreto speciale minaccia addirittura di riportare ogni competenza sotto di se, calpestando l’autonomia delle Regioni sancita dalla legislazione e dalla Costituzione…) hanno ritenuto che qui da noi non ci fossero le capacità di gestire un settore così complesso e così delicato. Ma nonostante l’invio di ex Prefetti ed ex Generali con il compito di mettere ordine (e legalità) nelle cose, il quadro complessivo non si modifica di un millimetro, il debito cresce e non diminuisce e i calabresi continuano ad andare fuori.
È come se sulla nostra Regione ci fosse una maledizione. Sarebbe necessario uno scatto di orgoglio, e non solo della classe dirigente e politica. Anche i cittadini dovrebbero esercitarsi di più alla democrazia dei diritti e dei doveri, se davvero si vuole cambiare e rinnovare. Anche noi, nel nostro piccolo, impugniamo e alziamo questa bandiera.







