NO AI COMMISSARI, TORNI LA POLITICA!
di Pietro Melia
Per chi, come il sottoscritto, ha creduto e scommesso nei valori della Politica (con la P maiuscola), non c’è dubbio alcuno che la fase propedeutica alla scelta dei candidati a Governatore della Calabria (in bocca al lupo, a chiunque ne sarà il vincitore!) sia stata la peggiore in assoluto dall’avvento del regionalismo (1970) ad oggi. In quasi mezzo secolo – tanto ne è trascorso – mai si era assistito ad uno spettacolo così moralmente deprimente e degradato. Un Presidente uscente sconfessato (umiliato, se ci è consentito) dal suo stesso partito e costretto a riproporsi (o a minacciare di farlo…) e contro uno “schema romano” che, sia ben chiaro, non investe solo il PD (per intenderci: sull’altro fronte si è andati avanti tra veti e contro veti…).
Questo il clima, in una Calabria terra di commissariamenti. Si sciolgono consigli comunali e aziende ospedaliere e sanitarie con estrema facilità e perché considerati – è la contestazione o la supposizione ricorrente – in “odore di mafia” o pesantemente condizionati o infiltrati dal malaffare e dalla criminalità organizzata. Da un decennio – e siamo all’esempio più clamoroso, e per certi versi non più tollerabile – la sanità, fonte primaria del bilancio della regione, è sottratta alla gestione ed al controllo della politica e dal governo centrale consegnata nelle mani di gente rivelatasi finora inaffidabile. Per ridurre il disavanzo ci si è affidati di volta in volta ad esponenti “in quiescenza” (linguaggio burocratico, per significare la cessazione del servizio effettivo per raggiunti limiti di età, in pensione forse suonerebbe male…), per ultimo un ex generale dei Carabinieri, però – incredibile ma vero – il disavanzo non diminuisce ma compie passi da gigante in avanti, cioè cresce e cresce e cresce…La colpa? Ovviamente della politica, di chi, a turno, siede alla Cittadella di Germaneto di Catanzaro, strillano con quanto fiato hanno in gola i cosiddetti populisti (o più qualunquisti?), sempre più numerosi e determinati alle nostre latitudini.
Mai nessuno a chiedersi, invece: e chi ha retto, e regge, da “tecnico” e non certo da politico (che almeno viene eletto dal popolo!), è per caso esente da responsabilità? E’ stato nominato dal Ministro competente (oggi del dicastero della salute, non più della Sanità…) per mettere in campo attività consone al contenimento della spesa e per tenere i conti in ordine oppure per intascarsi il ricco indennizzo mensile, andare su e giù dalla capitale o dai luoghi di residenza, dimorare in comodi alberghi, pranzare e cenare in ristoranti ameni e stellati e, dunque senza ironia e sottolineando a totale carico del contribuente (cioè noi!), scaldare la poltrona? Il tema, non certo suggestivo o speculare (vale ricordare a chi soffre di amnesia che le Asl di Reggio, Locri e Vibo sono state sciolte per ‘ndrangheta con ai “vertici” persone che un tempo indossavano… onorate divise militari!), andrebbe esplorato e approfondito fin nelle pieghe più nascoste, magari pubblicamente, chiamando in causa gli stessi protagonisti di una deplorevole “sceneggiata” che va avanti da troppo tempo e in uno scenario apocalittico: al netto di quelli nuovi ma ancora da realizzare, ospedali chiusi o in rovina, il blocco del turnover che non assicura più la sostituzione del personale mancante e la effettiva copertura di organici ridotti all’osso con gravissimo nocumento per le tasche dei calabresi, che pur pagando ticket onerosi per servizi inadeguati o inesistenti vanno a curarsi di corsa, e non per loro volontà, altrove e lontano da qui, convogliando risorse in ricche realtà del centro- nord e impoverendo ulteriormente la nostra.
Ritornando comunque a bomba. I commissariamenti a catena nella sanità e nelle pubbliche amministrazioni (sorvoliamo sulle interdittive antimafia, che stanno falcidiando le imprese private…) mostrano una regione al palo e impotente, con una classe dirigente inadatta, i cui limiti di riflettono pesantemente sugli indicatori (di segno negativo ovunque) sociali ed economici, in una Calabria in forte ritardo sullo sviluppo e sulle crescita e ferma ai box del rinnovamento e del progresso. Chi avrà la fortuna di arrivare primo al traguardo prossimo del 26 gennaio 2010 non potrà non tenerne doverosamente conto. Lo deve a se stesso, alla propria coscienza, ma anche e sopra ogni cosa alle future generazioni, che continuano a scappare. E attenzione: non vorremmo che alla scadenza della nuova legislatura in arrivo si ripetesse il solito, noioso e stantio refrain: chi ci ha preceduto ha lasciato una eredità da far tremare i polsi, eccetera eccetera. Questo film a tinte fosche lo abbiamo già visto e rivisto, i calabresi potrebbero non più sopportarlo e perdere la pazienza. E per chi ne ha avuta troppa, sarebbe anche ora! Buone feste e auguri per un anno finalmente “diverso” e meno amaro di quello ormai alle nostre spalle.







