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“Visita medico sportiva” un passo fondamentale nella prevenzione di eventi cardiaci fatali

A cura di Domenico Mammone Medicina dello Sport MedCenter

La visita medico sportiva, rappresenta un passo fondamentale nella prevenzione di eventi cardiaci avversi, soprattutto per gli atleti di età superiore ai 35 anni. In questa fascia d’età, l’aterosclerosi coronarica diventa un fattore di rischio significativo per la morte improvvisa. La visita medico sportiva costituisce un momento cruciale per valutare lo stato di salute cardiovascolare degli atleti e adottare misure preventive, per garantire la sicurezza durante la pratica sportiva.

I VANTAGGI DEL MODELLO DI SCREENING ITALIANO
Il modello di screening italiano, presenta molteplici differenze rispetto ad altri attuati all’estero. Sono almeno quattro i vantaggi emersi da una ricerca effettuata nel 2023 su oltre 22.000 giovani atleti, presso l’Ulss 2 di Treviso e l’Università di Padova.

Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica «European Heart Journal», ha suscitato un’eco immediata nella comunità internazionale della cardiologia. Alla base dello studio, ci sono i dati scientifici raccolti dall’équipe su 22.324 atleti trevigiani tra i 7 e 18 anni, che sono stati sottoposti nel corso degli anni a 65.397 valutazioni mediche. La modalità di screening utilizzata dalla Medicina dello Sport in Italia, differisce da quella proposta in altri Paesi come il Regno Unito, dove i giovani calciatori vengono sottoposti ad un’unica valutazione cardiovascolare all’età di 16 anni, mentre, gli atleti italiani vengono presi in carico in giovanissima età e ripetono la valutazione ogni anno. Ciò, può consentire l’identificazione molto precoce delle malattie cardiovascolari a rischio di morte improvvisa durante l’attività sportiva e, quando la prima valutazione non è in grado di evidenziare la patologia, risultano fondamentali i controlli successivi. Un dato molto importante emerso dallo studio è rappresentato dal fatto che, ben il 74% delle patologie cardiovascolari che presentano rischio di morte improvvisa, sono state diagnosticate in bambini e ragazzi con meno di 16 anni, grazie al modello di screening “italiano”, salvando potenzialmente le vite di 69 giovani atleti. Su 22.324 sportivi valutati, uno soltanto è stato colpito da arresto cardiaco durante l’attività sportiva ed è sopravvissuto grazie alla rianimazione cardiopolmonare con l’uso del defibrillatore.

Un dato che emerge dallo studio, è il ruolo fondamentale della prova da sforzo nella valutazione medico-sportiva. In Italia, la prova da sforzo viene eseguita durante la visita medico-sportiva, mentre, all’estero, di solito ci si ferma all’ECG a riposo. Nello studio, si dimostra che la prova da sforzo, in particolare per la valutazione delle aritmie, ha consentito di sospettare una patologia cardiaca in diversi giovani sportivi con ECG di base normale. Nel 2006, era stato pubblicato sulla prestigiosa rivista JAMA dall’Università di Padova, uno studio che dimostrava come nella regione Veneto l’incidenza di morte improvvisa dell’atleta era scesa quasi del 90%, in seguito alle visite medico sportive effettuate. Quello studio, ha avuto un impatto molto rilevante a livello internazionale, contribuendo ad esportare il modello italiano di prevenzione della morte improvvisa nell’atleta all’estero. Rimanevano, però, alcuni punti da chiarire che puntualmente venivano sollevati nei dibattiti tra esperti, come l’utilità di ripetere periodicamente la visita. Lo studio del 2023, aiuta a chiarire anche questi aspetti. La legislazione italiana IMPONE, a chiunque si appresti ad iniziare o che già pratichi un’attività sportiva di tipo agonistico, di sottoporsi, con periodicità annuale, ad una visita per il rilascio della certificazione d’idoneità all’attività sportiva agonistica. Questa visita medica è obbligatoria per Legge (D.M. 18.2.82 e successive integrazioni).

È OBBLIGO PER LE SOCIETÀ/ASSOCIAZIONI SPORTIVE SUBORDINARE LA PARTECIPAZIONE DEGLI ATLETI ALLE ATTIVITÀ SPORTIVE AGONISTICHE (GARE ED ALLENAMENTI) ALLA PRESENTAZIONE DEL CERTIFICATO D’IDONEITÀ SPORTIVA AGONISTICA PREVISTO DALLA LEGGE.

Si tratta di un obbligo che viene troppo spesso sottovalutato, anche se, purtroppo, torna drammaticamente in evidenza ogni qualvolta ci si trova di fronte a situazioni, quali decessi o invalidità permanenti determinate dallo svolgimento dell’attività sportiva, ovvero verificatesi nel corso dello svolgimento di un’attività sportiva. In tali casi, qualora l’atleta risulti privo di certificato d’idoneità (oppure con certificato non regolare), la responsabilità (civile e penale) ricade sul Presidente della società o associazione e su coloro che, verosimilmente, potevano essere al corrente della situazione, quali i dirigenti della società (segretario, direttore sportivo), il medico sociale e l’allenatore. È importante sottolineare che eventuali dichiarazioni d’assunzione di responsabilità sottoscritte dal praticante l’attività sportiva allo scopo di liberare il soggetto responsabile ai sensi di legge (Presidente della società), non hanno alcuna validità.

DA CHI VIENE EFFETTUATA LA VISITA MEDICO-SPORTIVA?
La visita clinica e la valutazione globale degli accertamenti, nonché l’atto certificatorio, devono essere effettuati nelle sedi autorizzate o accreditate dalla Regione di appartenenza (ambulatori, centri, istituti, servizi pubblici o privati in possesso di precisi requisiti di organizzazione, strutture ed attrezzatura). Si ribadisce che la visita medico sportiva non può essere effettuata al di fuori delle strutture autorizzate, quindi, non è ammissibile uno studio di medicina dello sport all’interno di un ambulatorio medico non autorizzato, di una struttura sportiva, di una palestra, di una piscina o di un camper senza relativa autorizzazione alla branca specialistica in questione.

COSA SUCCEDE IN CALABRIA?
Da una relazione presentata alla Commissione Sanità della Regione Calabria nel 2016, si apprendeva che “annualmente, mediamente, nell’intero territorio calabrese, il 50% degli atleti che svolgono attività agonistica si presentano sui campi di gara senza la necessaria certificazione”, in considerazione del fatto che “i centri di medicina dello sport delle Aziende Sanitarie Provinciali della Regione Calabria non riescono a sopperire all’enorme richiesta di certificazione agonistica da parte degli atleti”. Per tale motivo, era necessaria una modifica/ integrazione dell’attempata legge regionale n. 10 del 2 maggio 2001, relativa alla medicina dello sport e tutela sanitaria delle attività motorie e sportive, al fine d’implementare i centri deputati alla certificazione agonistica, dando la possibilità a tutti gli atleti che svolgono attività agonistica, di produrre la necessaria certificazione. Si apre qui il triste capitolo dell’abusivismo della certificazione d’idoneità sportiva e di quanti, stante la mancanza di controlli sull’applicazione delle norme, con una certa “ingenuità” si affidano a quel sottobosco composto da figure illegali, che agendo senza scrupoli, e senza regole, creano un circolo vizioso tra abusivismo professionale e rischi per la salute degli atleti. Di fronte a questo scenario, forse sottovalutato dalle istituzioni, che comporta inevitabilmente un elevato rischio per chi vuole praticare attività sportiva, sarà necessario un momento di riflessione, rivolto sia alla difesa della dignità e degli ambiti lavorativi del medico dello sport, sia alla volontà di tutelare il livello delle cure degli sportivi calabresi, affinché chi di competenza, si attivi al fine di garantire il buon funzionamento del sistema sport/salute a partire dall’attività di prevenzione.