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I biotipi, la sindrome degli “angioletti …distratti”

Prof. Enrico Pucci Endocrinologo – Università degli Studi di Pisa

BELLEZZA FEMMINILE E …DERIVATI!

Parleremo, in questo articolo, di un argomento, sempre attuale ed interessante: la bellezza femminile ed i suoi canoni e la tendenza, a volte dissennata, nei tempi attuali di apportare modifiche sostanziali, quanto impossibili al proprio aspetto. Per quanto concerne la “bellezza” maschile le perfette proporzioni dei Bronzi di Riace, nonostante i millenni, rappresentano ancora il golden standard dell’avvenenza maschile. L’estetica femminile, invece, rappresenta un concetto estremamente mutevole e variabile attraverso epoche, continenti, razze. Bruno Munari, celebre artista e designer affermava in merito: “Se volete sapere qualcosa di più sulla bellezza, che cosa sia esattamente, consultate un testo di storia dell’arte e vedrete che ogni epoca ha le sue veneri e che queste veneri messe assieme, a confronto fuori del loro tempo, sono solo una famiglia di mostri. Nell’antichità la donna veniva rappresentata con caratteri sessuali secondari talvolta esagerati, con caratteristiche fisiche giunoniche, ad eccezione dell’antico Egitto e del mondo etrusco, dove i modelli femminili, relativamente alle classi sociali più elevate, mostrano fisici snelli e curati.

L’ideale corporeo è spesso innaturale e quindi difficile da raggiungere. Da sempre le donne sono intervenute sul proprio corpo, sottoponendosi a vere e proprie torture: dai busti steccati delle donne del Settecento e Ottocento, ai vertiginosi tacchi a spillo di epoca più recente indossati per rendere le gambe più lunghe e slanciate. Se le donne cinesi si bendavano i piedi per impedirne la crescita, quelle giapponesi si coloravano artificialmente il volto con polvere di riso per renderlo bianchissimo. Da sempre le donne hanno desiderato essere belle, ma di certo mai come oggi. Un obiettivo da raggiungere a tutti i costi, ricorrendo, se necessario, a lifting, ritocchi, e veri e propri interventi chirurgici. La conformazione del fisico dipende da molteplici fattori, genetici in primis ma anche metabolici ed endocrini e, a sua volta, condiziona parzialmente oltre che l’aspetto estetico anche la predisposizione ad affezioni del metabolismo.

Se vogliamo ricorrere ad una classificazione, i biotipi femminili si dividerebbero in ginoide ed androgino. Il biotipo più comune, in particolare nelle nostre regioni, è il ginoide e la maggior parte delle Prof. Enrico Pucci donne appartiene a tale biotipo, le cui caratteristiche principali sono: distribuzione del tessuto adiposo prevalentemente a carico della metà inferiore del corpo accentuazione della struttura ossea del bacino rispetto alle spalle predominanza del grasso al di sotto della linea ombelico-disco L4-L5, in cui si accumula in media oltre il 50% del grasso totale della donna. Come ben noto, però, le classificazioni e le generalizzazioni specialmente in biologia sono del tutto fittizie perché, ognuno di noi rappresenta un individuo unico ed inimitabile. Possiamo solo affermare che al di là della classica distribuzione a pera, mela e clessidra ne possiamo trovare molteplici, ogni donna che idealmente assomigli ad una di queste bio-morfologie spesso non felice di quanto madre natura le ha donato si impegna a modificare i particolari che, a suo avviso, non sono gradevoli o adeguati, già, sottolineo adeguati perché, anche nel volgere di pochi anni, la moda ed i media ci propongono modelli sempre diversi a cui, idealmente uniformarsi per poter essere ammirate.

Le bellezze degli anni 50, con forme a clessidra e seni prosperosi, vengono soppiantate pochi anni dopo dalle indossatrici efebiche e prive di qualsiasi attributo femminile. Negli anni 70 ed 80 le modelle sono alte, slanciate con muscolatura tonica ed irraggiungibili per la stragrande maggioranza delle ragazze. Il tempo di far comparire le indossatrici di Victoria Secret che il palco adesso è occupato da bellezze prosperose, messe in mostra senza eccessivi veli. In tutta questa massa di informazioni dissonanti e spesso in netto contrasto tra di loro, irrompe la tendenza di correggere gli inestetismi maggiori del fisico con diete, attività ginnica spesso incongrua e contro producente.

Trattandosi molto spesso di configurazioni prettamente mediterranee, il nemico numero uno è spesso rappresentato dall’esuberanza dei fianchi, dal preponderane ruolo nella figura del terzo inferiore del corpo che le ha condizionate nell’età più giovanile e continua a torturarle in quella adulta specie dopo una o più gravidanze. È vero che in alcuni casi il problema e così marcato da rendere necessario il ricorso a metodi drastici quali la chirurgia estetica, ma nella maggior parte dei casi piccoli interventi mirati possono consentire un miglioramento del quadro e la parziale accettazione di sé. Purtroppo su alcune riviste si leggono titoli come perdere il grasso ginoide: “l’alimentazione per dimagrire dalla vita in giù”, “dieta ed allenamento per morfologia ginoide”, “dimagrire secondo il fenotipo costituzionale”, “dieta settimanale del fisico a pera”. Si crea in questo modo, in una platea femminile assetata di novità che consentano un irreale modellamento della loro figura, l’aspettativa di poter lasciare il grasso corporeo in eccesso in certi distretti, e solo in questi distretti, modificando radicalmente ciò che, purtroppo (o per fortuna), madre natura ha per loro deciso. Sembra quasi che questi professionisti, nella foga di giovare alle loro pazienti, si permettano di promettere che attraverso un complesso foto shop bio-metabolico, riusciranno nell’impresa di contrastare quanto madre natura ha stabilito seguendo canoni ereditari millenari. Stiamo attenti, perdere il peso in eccesso è sempre una valida scelta se non altro per corroborare o ripristinare una buona salute generale ma senza l’assurda pretesa di pilotare dove e come questa perdita di peso debba esclusivamente avvenire. Quando una paziente si rivolge a me per un problema simile, cercando di indurla a ragionare correttamente, tra il serio ed il faceto racconto una favoletta che, in modo comprensibile e simpatico, crea un’immagine della realtà inconfutabile.

Quando nell’alto dei cieli gli umani debbono assumere sembianze terrene ed essere poi inviati sulla terra, vengono attivate specifiche catene di montaggio per assemblare, a partire da un’infinità di particolari diversi, i vari individui. Queste mansioni vengono svolte da angioletti specializzati, precisi e meticolosi ma, si sa, la perfezione appartiene soltanto all’altissimo e, in alcuni casi, per motivi imponderabili, i suoi pur blasonati aiutanti attaccano, per distrazione, le due metà del corpo, superiore ed inferiore, di due taglie evidentemente diverse o molto diverse tra di loro. Purtroppo la colla, quella si che, essendo di derivazione divina, è perfetta e quindi l’errore fatto non sarà più riparabile in modo definitivo ma solo contenibile. L’ulteriore problema che viene a crearsi è che, spesso, ogni dimagramento, voluto o spontaneo, va ad agire in modo più marcato sulla metà superiore del corpo. Ogni incremento ponderale, al contrario, interessa in modo più evidente il distretto gluteo femorale. Quindi, ogni intervento di correzione delle errate abitudini alimentari ed ogni attività fisica monitorata dovranno tenere conto di tutto questo ed essere quanto più graduali e fisiologici possibile. Ricordiamoci che i criteri imposti dalla genetica sono in larga parte non valicabili e che, in fin dei conti, è proprio la diversità tra i vari individui che conferisce alla vita quel sapore mutevole che la rende sempre così interessante ed appetibile. La vera bellezza, secondo Seneca, risiede principalmente nell’armonia e nella proporzione: “Una bella donna non è colei di cui si lodano le gambe o le braccia, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti”.