Sentire bene mantiene giovane il cervello
A cura della Dottoressa Ilenia Caruso – Audioprotesista
L’udito è uno dei sensi più straordinari del corpo umano. Ci permette di comunicare, socializzare e, perdendolo, perdiamo il contatto con le persone che amiamo, ma in generale con il mondo. Sentire bene ci aiuta persino a rilassarci ed emozionarci. Pensiamo a tutti i suoni che incontriamo ogni giorno, pensiamo alle sensazioni che proviamo ascoltando la nostra canzone preferita, una frase d’amore, ma anche semplicemente chiacchierare con gli amici. Per chi ha una perdita uditiva le cose non sono così semplici. L’udito può deteriorarsi per varie cause. Questo deterioramento si definisce “ipoacusia”. Ci sono numerosi livelli di perdita dell’udito: da una lieve perdita dell’udito a una più grave o profonda. Si differenzia in tre tipologie, in base alla sede dell’orecchio che viene danneggiata. E si distingue in ipoacusia trasmissiva, neurosensoriale e mista. – Ipoacusia Trasmissiva, dove la perdita uditiva è causata da problemi a carico dell’orecchio esterno e medio, che impediscono la trasmissione del suoni all’orecchio interno. L
a qualità dell’ascolto rimane per lo più invariata ma tutti i suoni vengono percepiti meno. – Ipoacusia neurosensoriale, questo tipo di perdita uditiva insorge quando si danneggiano le delicate cellule sensoriali, o fibre nervose, dell’orecchio interno. Il danno impedisce loro la corretta trasmissione del suono. Nella maggior parte dei casi il danno è permanente e può essere trattato grazie all’impiego di apparecchi acustici. – Ipoacusia mista, è data dall’unione di problemi trasmissivi e neurosensoriali. Inoltre, l’udito è un sistema così complesso che, insieme alle orecchie, comprende il cervello. È qui che i suoni vengono “letti” e trasformati in sensazione uditiva, ma se per un lungo tempo questo organo perde l’abitudine a ricevere i segnali uditivi, si può smarrire la capacità di interpretare correttamente i suoni rendendo il percorso di recupero più lento. Recenti studi hanno dimostrato che più del 10% degli italiani ne soffre e il 4,3% dei maggiori di 18 anni ha problemi d’udito abbastanza seri da interferire con la propria comunicazione quotidiana. L’incidenza aumenta con l’aumentare dell’età, circa il 31% delle persone al di sopra dei 65 anni ne soffre.
Sono molte le cause di un numero tanto elevato di persone ipoacusiche: prima tra tutte l’invecchiamento della popolazione. Infatti, una delle perdite di udito più comuni è la presbiacusia, ovvero la perdita uditiva causata di solito dall’avanzare dell’età. Il processo avviene in modo lento e graduale e per questo motivo potrebbe non essere percepito fin da subito nella sua reale gravità. Infatti, spesso chi ne soffre è l’ultimo ad accorgersene. Questo perchè alcuni suoni rimangono udibili mentre altri diventano più difficili da sentire. Ad esempio, si ha difficoltà a capire le voci di donna o bambini, perchè le loro voci sono più deboli ed acute di quelle maschili. Certe consonanti, come c-s-f-z sono le prime a “scomparire” (per cui la parola “sforzo” viene percepita “orto”). Così che la maggior parte delle persone che hanno una perdita d’udito del genere, tendono a dire che sentono ma che non percepiscono bene le parole. I suoni si dissolvono così gradatamente senza farsi notare fino a scomparire, come ad esempio il ticchettio dell’orologio, lo squillo della sveglia, ecc. Questi disturbi sono molto più diffusi di quanto si creda, eppure moltissimi italiani tendono a trascurarli e pochi li affrontano con decisione. Non cercano aiuto in quanto non li considerano importanti. Ritengono siano qualcosa a cui si può rimediare, alzando il volume della TV o chiedendo agli altri di ripetere ciò che dicono. Rimandano così per anni la decisione di affrontare il loro problema di udito, che, peggiorando, potrebbe portare ad un impatto emozionale che va dall’inquietitudine ed imbarazzo alla tristezza e solitudine.
Sentendosi anche stanco ed irritabile per doversi concentrare con grande sforzo. Se trascurata, la perduta di udito può quindi condurre ad un senso di isolamento e, talvolta, anche alla depressione. Vi sono diversi studi scientifici che attestano la relazione che lega la presenza della depressione con quella dell’ipoacusia. Un’ampia percentuale di persone affette da problemi di udito riferisce di soffrire di depressione, sia essa moderata, severa o lieve. La copresenza dei due malesseri incide maggiormente nei soggetti con età compresa fra i 18 e i 69 anni di età, con picchi più elevati nella fascia di età compresa fra i 40 e i 49 anni, mentre tende a manifestarsi con un tasso nettamente minore per gli individui che hanno oltre i 70 anni. Inoltre, diversi studi hanno rilevato che un isolamento acustico troppo prolungato nel tempo, deteriora anche la capacità del cervello di interpretare correttamente i suoni e le parole. Aumentando così un rischio da 2 a 5 volte più alto di sviluppare una forma di demenza. Sentire bene, anche a un’età avanzata, mantiene giovane il cervello!
L’ipoacusia va quindi trattata efficacemente e tempestivamente con un’adeguata terapia . Bisogna sottoporsi ad una visita da parte di personale specializzato in problemi che riguardano l’udito, come l’audiologo, l’otorino o l’audioprotesista, che sapranno consigliarle la soluzione più adeguata, in modo da poter iniziare il prima possibile il trattamento e la riabilitazione. Molto importante è la prevenzione. Prendendo le dovute precauzioni in tempo, si riducono così le conseguenze.







