Il Prof. Pucci e la Scuola di Pisa
In Calabria uno dei massimi esperti nello studio delle malattie endocrino-metaboliche
Il prof. Enrico Pucci, endocrinologo dell’Università di Pisa, è una delle eccellenze del centro medico polispecialistico “MedCenter” di Satriano Marina, struttura sanitaria privata autorizzata dalla Regione Calabria e diretta dal dottor Domenico Mammone. Decano della Scuola di Pisa, Pucci ha raccolto il testimone direttamente dal luminare della Medicina prof. Pinchera, riconosciuto in tutto il mondo come eminenza nello studio e nella cura della patologie della tiroide. Anche e soprattutto grazie al Maestro, presso l’Università di Pisa, nella metà degli anni ‘90, nasce la prima “Scuola di specializzazione in Endocrinologia e malattie del ricambio” (malattie relative alle disfunzioni metaboliche). Gli studi interessano le alterazioni delle funzioni delle “ghiandole endocrine”, le ghiandole che producono ormoni che agiscono per regolare il metabolismo e le funzioni vitali all’organismo. Fama e rilevanza acquisita nel corso degli anni dalla Scuola hanno fatto in modo che il reparto di Endocrinologia dell’ospedale pisano diventasse un centro di riferimento nazionale, talmente accreditato da far confluire in Toscana specialisti e pazienti da tutta Italia, e non solo, diventando sede di convegni e seminari periodici sulla materia. Inoltre, l’Unità di Endocrinologia Pisa è un centro di riferimento dell’organizzazione mondiale della Sanità (Oms) per lo studio e il trattamento delle malattie della tiroide e delle altre malattie endocrino-metaboliche, e negli anni ha instaurato collaborazioni con alcuni tra i più importanti centri di ricerca anche a livello internazionale. Ed a proposito di malattie della tiroide, la Calabria può considerarsi una regione a rischio. Le problematiche della tiroide sono infatti ancora numerose e purtroppo molte diffuse, soprattutto in Calabria. Il 10/15 per cento della popolazione italiana soffre di disturbi tiroidei e soggetti geneticamente predisposti, in particolari aree geografiche con carenza endemica di iodio, come la nostra regione, presentano molte probabilità di ammalarsi. Lo iodio è, infatti, la “benzina” della tiroide perché è un elemento fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei. Ormoni che poi svolgono un ruolo fondamentale nelle fasi dello sviluppo e nel mantenimento dell’equilibrio metabolico dell’organismo: quando la tiroide non funziona, tutto l’organismo va in sofferenza; quando la tiroide lavora poco, come nell’ipotiroidismo, anche le funzioni dell’organismo rallentano. Per questo non bisogna trascurare i campanelli d’allarme e una diagnosi precoce risulta particolarmente importante per intervenire efficacemente. Nel caso dell’ipertiroidismo, i sintomi sono eclatanti e dunque è facile che il soggetto si rivolga subito al medico; l’ipotiroidismo causa invece fastidi graduali e poco evidenti, a cui ci si abitua, e proprio per tale motivo non si pensa immediatamente che sia proprio la tiroide a non funzionare correttamente. Per quanto concerne la prevenzione, per tutelarsi il più possibile da tali malattie occorre assicurarsi che nella dieta vi sia un buon apporto di iodio.







