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Il dolore cervicale e la muscolatura suboccipitale

dottor domenico mammone

Cefalee, vertigini e rigidità nell’era digitale – Intervista al dottor Domenico Mammone

Un dolore che non nasce all’improvviso, si insinua lentamente nella quotidianità trasformandosi in una tensione alla base del collo, nella sensazione di spalle pesanti, in mal di testa ricorrenti, vertigini e in quella fastidiosa rigidità che limita anche i movimenti più semplici. Sono questi i sintomi più comuni nell’era di smartphone, computer e stress cronico, spesso sottovalutati ma capaci di compromettere profondamente la qualità della vita. Dietro questi disturbi, frequentemente, si cela un’alterazione della muscolatura suboccipitale, un gruppo di piccoli muscoli situati alla base del cranio che svolge un ruolo chiave nell’equilibrio posturale e nel controllo dei movimenti cervicali.

«Il dolore cervicale – spiega il dottore Domenico Mammone, medico di medicina dello sport e direttore sanitario della MedCenter di Satriano – rappresenta oggi una delle condizioni muscolo scheletriche più diffuse nella popolazione adulta, con un impatto significativo sulla qualità della vita e sulla funzionalità quotidiana. Nella maggior parte dei casi, escluse patologie più importanti, il problema deriva da un sovraccarico della muscolatura cervicale e, in particolare, dei muscoli suboccipitali. Piccoli, profondi e strategicamente collocati alla base del cranio, questi muscoli svolgono un ruolo essenziale nell’equilibrio posturale e nell’orientamento del capo nello spazio. Ma quando entrano in sofferenza (complice lo stress, le posture scorrette, le ore trascorse davanti a smartphone e computer o il sovraccarico visivo) il loro equilibrio si altera. I muscoli suboccipitali sono ricchissimi di recettori propriocettivi – sottolinea il direttore sanitario – quando si contraggono in maniera persistente inviano segnali alterati al cervello, favorendo sintomi come cefalea, vertigini, rigidità cervicale e persino disturbi visivi».

È il motivo per cui molti pazienti descrivono la sensazione di “testa pesante”, sbandamenti o un dolore che parte dalla nuca e arriva fino agli occhi e alla fronte. In numerosi casi entrano in gioco anche i trigger points, punti muscolari ipersensibili capaci di irradiare dolore a distanza.

«I “trigger points” – spiega nello specifico lo specialista – sono aree localizzate, irritabili ed altamente sensibili all’interno di un muscolo. La compressione di questi punti scatena dolore in altre zone del corpo, seguendo mappe di irradiazione. I trigger points di questi muscoli causano dolore che, partendo dalla zona nucale, si estende alla parte posteriore dell’occhio e alla fronte. Spesso il dolore prende tutta la parte laterale della testa. Inattivare completamente questi punti significa eliminare i sintomi. Tra i sintomi più comuni della contrattura suboccipitale troviamo la cefalea muscolo-tensiva, caratterizzata da un dolore sordo e diffuso ‘a casco’, spesso associato a pesantezza alla testa e tensione dietro gli occhi. Possono comparire anche vertigini e sbandamenti: questi muscoli contengono una densità altissima di recettori che comunicano al cervello dove si trova il corpo nello spazio. Se contratti, generano una sensazione di instabilità, simile all’essere su una barca. Ci sono poi i disturbi visivi. La tensione può ripercuotersi sui muscoli oculomotori, causando vista annebbiata o stanchezza visiva e la rigidità cervicale con la difficoltà e il dolore nei movimenti di rotazione e inclinazione del capo. Nel disagio diffuso possono anche determinarsi problemi di vista e sforzare gli occhi per leggere o mettere a fuoco costringe a inclinare la testa in avanti, sovraccaricando l’area».

Oggi la medicina riabilitativa dispone di strumenti sempre più efficaci. Secondo gli specialisti, la chiave è un approccio integrato e personalizzato. «La terapia non può limitarsi al solo trattamento farmacologico – precisa il direttore sanitario – l’approccio più efficace è multimodale e combina terapia manuale, tecnologie fisiche avanzate ed esercizi specifici». Tra le soluzioni più utilizzate vi sono massoterapia decontratturante, pompage cervicale, tecarterapia, laserterapia ad alta potenza e ginnastica posturale.

«Il massaggio e le tecniche di pompage – sottolinea Mammone – consentono di rilassare la muscolatura e migliorare l’elasticità dei tessuti; la tecarterapia stimola il microcircolo e riduce la tensione profonda, mentre la laserterapia favorisce la rigenerazione dei tessuti e accelera la riduzione dell’infiammazione. Fondamentale, però, è anche il lavoro attivo del paziente. Una volta superata la fase acuta, diventa indispensabile intervenire sulla postura e sul rinforzo muscolare attraverso esercizi mirati e respirazione diaframmatica. Solo così si possono prevenire recidive e cronicizzazioni».

Il messaggio finale è chiaro: il dolore cervicale non va banalizzato. Dietro un semplice mal di testa o una rigidità persistente può esserci un complesso squilibrio neuromuscolare che merita attenzione specialistica. «Le evidenze scientifiche più recenti confermano il ruolo centrale della muscolatura suboccipitale nella fisiopatologia del dolore cervicale e delle cefalee cervicogeniche – conclude il dott. Domenico Mammone – comprendere questi meccanismi significa poter offrire trattamenti più efficaci, personalizzati e capaci di migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti».